È solo un gioco…

31/10/2017

Aveva deciso di andare, alla fine: “Che sarà mai!”. È solo un gioco si diceva, una tradizione.
Prese il suo bel vasetto di fiori e uscì, sperando di non incontrare nessuno nel suo percorso. Aprì il portone e vide alcuni suoi amici. Anche loro abitavano nella stessa via; bastava percorrere la discesa, attraversare il grande portone e sarebbe uscita dal loro villaggio. Magari non l’avrebbero nemmeno vista o forse sì.

-Chiara! Ehi Chiara!!-
-Ciao Marta, che ci fai qui?- Risposi tremolante. La mia voce tradiva la mia paura, tradiva la sensazione di fare qualcosa di sbagliato, qualcosa di sporco. Ma era stata la mamma a mandarmi da lui, quindi forse era giusto così. Del resto la mamma diceva sempre che anche lei e la zia avevano dovuto fare “il giro”, e quindi perché non farlo anche io?

– Come che ci faccio qui! Stavamo venendo da te: non vieni a giocare con noi? Io, Franco e Mario pensavamo di andare sino al campo di fiori là in fondo! Franco ha visto dei conigli saltare tra le foglie dei girasoli, magari riusciamo ad acchiapparne qualcuno! Sarebbe bellissimo! Ho sempre desiderato un piccolo coniglio da coccolare!!-Marta era la classica ragazzina che si sorprendeva per tutto. Aveva delle sorelle più grandi che l’accontentavano in tutto ciò che lei desiderasse. Ora, era già da un mese che aveva in mente di avere un coniglio, per cui Franco e Mario che erano tutti e due innamorati di lei, avrebbero fatto il diavolo a quattro pur di accontentarla e diventare degli eroi ai suoi occhi. Era la sorella più piccola di una famiglia numerosa, per cui non era necessario che lei lavorasse in campagna o si occupasse delle faccende di casa.

Non era come lei.

E sua madre era sempre così dolce e gentile. Nonostante avesse avuto otto figli e ne avesse perso due dopo aver avuto Marta, era sempre sorridente e aveva una pelle cosi morbida e candida che ti veniva voglia di darle dei grandi baci schioccanti sulle guance. Era gentile anche con lei.

Non era come sua madre. Sua madre era una signorona, così la chiamavano i suoi amichetti, sempre arrabbiata e scorbutica. Aveva sempre mille lavori da fare, in ogni momento e non aveva tempo per quelle “smancerie”, a cui si dedicava invece la madre di Marta. Da piccola non riuscivo a capire cosa significasse quel termine così strano, smancerie, ma ora a undici anni capivo che qualsiasi cosa volesse dire, era qualcosa che mia madre non amava di certo. E per questo non le facevo alcuna domanda in proposito. Come quella mattina: nessuna domanda, tu vai e basta! È solo un gioco…

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